venerdì 25 aprile 2014

Recensione: Wool - Hugh Howey (Silo #1)

Wool
(Silo #1)
di Hugh Howey
Fabbri Editori
Anno 2013 
Pagine 552
Isbn: 9788845198656


In un futuro post-apocalittico, in un paesaggio devastato e tossico, una comunità sopravvive in una gigantesca città sotterranea. Lì, uomini e donne vivono rinchiusi in una società piena di regole che dovrebbero servire a proteggerli. Lo sceriffo Holston, che per anni ha fermamente sostenuto le leggi della città, rompe inaspettatamente il più grande di tutti i tabù: chiede di andare fuori, incontro alla morte. La sua decisione scatena una terribile serie di eventi. A sostituirlo è un’improbabile candidata, Juliette, che nulla sa di politica e di leggi, ma è un tecnico capace di far funzionare le macchine di quel fragile mondo. Ora che le è affidata la sicurezza, Juliette impererà presto a sua spese quanto è malata quella società. Perché la città è in procinto di affrontare ciò che la storia ha lasciato solo intendere e che i suoi abitanti non hanno mai avuto il coraggio di sussurrare: la rivolta.
Wool è un romanzo distopico che unisce in sé elementi di un thriller e una storia d’amore alla Romeo e Giulietta, e non è un caso che la protagonista femminile si chiami Juliette. 
Senza prologhi a spiegarci cosa è accaduto alla terra per trasformarsi in una realtà tossica e mortale, spazzata da venti velenosi,  Hugh Howey ci porta direttamente all’interno del Silo, una struttura sotterranea divisa in tre sezioni di 48 piani ciascuna, ognuna controllata da uno sceriffo, e il tutto sotto il comando del Sindaco, eletto dagli stessi abitanti. Attraverso la vita dei personaggi scopriamo che la vita nel Silo deve seguire regole precise, rigide, e impariamo da subito a dare un diverso significato a parole come Vista, Pulizia, Patto, Ordine, Lascito.

Inizialmente seguiamo i pensieri dello sceriffo dei piani alti, Holston, che decide volontariamente di uscire fuori, suscitando lo stupore del suo vice Marnes e del sindaco Jahns. Infatti dichiarare di voler uscire fuori dal Silo, abbandonando così la sua protezione è proibito. È considerato il massimo reato possibile e viene duramente punito con la cacciata dal Silo stesso e l’obbligo dei condannati a pulire le lenti esterne che permettono a chi si trova all’interno di osservare la Vista.
Le motivazioni del comportamento di Holston sono tutte riconducibili al misterioso interrogativo che lo attanaglia dalla morte della moglie Allison: come mai tutti quelli condannati alla Pulizia hanno sempre effettuato il loro dovere, ossia pulire le lenti, anche quando avevano giurato che una volta fuori si sarebbero rifiutati di effettuare la Pulizia? E perché anche sua moglie, tre anni fa, decise di uscire fingendosi pazza? Holston vuole scoprire cosa succede ai Pulitori una volta all’esterno, e vuole provare sulla sua pelle cosa ha sentito la sua amata moglie prima di morire.

Una volta nel mondo esterno, lo sceriffo scopre qualcosa di sensazionale che immediatamente gli chiarisce i comportamenti dei condannati che lo hanno preceduto. Non riesce a credere a quello che vedono i suoi occhi: cieli azzurri e prati verde, cioè una realtà completamente diversa da quella opprimente mostrata dalla Vista. Ora che l’uomo sa, però, esattamente come è accaduto per tutti i Pulitori, muore a causa dell’aria irrespirabile e velenosa.

Qui scatta il mistero: chi ha interesse a creare una menzogna, a perfezionarla per far sì che tutti ci credano incondizionatamente? 
Con la morte di Holston, bisogna trovare un sostituto che accetti la carica di Sceriffo, e viene candidata Juliette, un tecnico del reparto macchine che lavora ai piani bassi, nelle viscere del Silo. Una donna capace, risoluta, che non si tira indietro davanti ai problemi e che si rimbocca, anche letteralmente, le maniche per cercare di risolverli.  Durante il suo breve mandato, Juliette conosce Lukas, un giovane tecnico del dipartimento tecnologico con la passione per le stelle, e tra loro si crea un legame flebile all’inizio, ma che sarà loro di conforto nei loro momenti più bui. A Juliette piace aggiustare le cose e scoprire i meccanismi interni degli oggetti, e quindi si ritrova a voler capire e a rispondere alle stesse domande del suo predecessore, e la sua voglia di indagare verrà ostacolata da Bernard Holland, il capo dell’IT, il dipartimento tecnologico, che chiaramente nasconde qualcosa e sa di più di quello che dice. Inoltre l’IT è il punto focale del Silo, la sala dei serve è il luogo dove tutta la verità è nascosta, e sono in pochissimi a conoscerla.

La morte, seppur volontaria, dello sceriffo dei piani alti non sarà l’unica, infatti si succedono una serie di  omicidi dopo l’altro, e poche sono le domande a cui vengono date risposte, molte di più quelle che rimangono incompiute. Domande pericolose, che se poste ad alta voce possono unire gli animi e scatenare la rivolta che porterebbe solamente alla morte del Silo stesso. Infatti si può notare una precisa volontà da parte di qualcuno di cui non conosciamo il nome o il volto, di mantenere le persone isolate, lontane tra loro anche se vivono, paradossalmente, in uno spazio chiuso. 

Le scale a spirale che collegano i vari livelli del Silo, sono troppe, infinite, ci si impiega settimane a scenderle tutte, e riescono a separare addirittura membri della stessa famiglia; la divisione dei livelli del Silo, i piani alti, medi e bassi, i diversi colori delle tute che indicano la categoria lavorativa di appartenenza, separano le persone, creano differenze e diffidenza. Anche la stessa difficoltà nelle comunicazioni, la proibizione dei legami amorosi se non si raggiunge una certa età, la Lotteria e i microchip che regolano la possibilità di avere figli, e poi il silenzio che nasce dalla paura di pronunciare parole proibite e di essere additati come incitatori alla rivolta, sono tutti fattori che contribuiscono ad allontanare la persone e a mantenere i segreti. 

Non dico di più, perché il bello del romanzo è proprio lì, nel cercare di risolvere il mistero legato al Silo, alla ricerca della verità, delle motivazioni, dei colpevoli e delle vittime. La lana del titolo è dapprima un gomitolo tutto arruffato da cui si deve trovare il bandolo della matassa per dipanare il filo e cominciare a intrecciare le maglie che costruiscono la storia del Silo stesso. Vi consiglio inoltre di non affezionarvi a nessun personaggio in particolare.
Mi ha molto colpito il fatto che per i suoi abitanti, il Silo è una realtà naturale, non una struttura creata dagli uomini che hanno vissuto prima, e all’infuori di esso non c’è mai stata nessuna opportunità di vivere all’esterno. 
I personaggi sono analizzati molto bene psicologicamente, Holston, Jahns e Marnes in particolare e poi ovviamente Juliette e Lukas. La scrittura di Howey è abbastanza scorrevole, ci sono un paio di ripetizioni che si potevano evitare, e alcune scene che allungano e appesantiscono il ritmo, e poi una piccola nota di traduzione: l’IT, che sta per l’inglese information-technology, viene indicato come il dipartimento tecnologico, ma la sigla non è stata tradotta, e devo dire che quando mi sono trovata davanti le iniziali IT, non capivo a che cavolo si riferisse, e sono andata indietro con le pagine, credendo che mi fosse sfuggito qualcosa, invece è proprio la traduzione che rende difficoltosa l’associazione IT/dipartimento tecnologico.

Un romanzo che sicuramente cattura il lettore e lo tiene incollato alle pagine con un colpo di scena dietro l’altro, una storia che lascia tante domande irrisolte, che si spera troveranno risposta nel prequel Shift, secondo titolo della trilogia che si concluderà con il terzo libro Dust, ancora inedito in Italia.

Quattro stelle

12 commenti:

  1. Davvero molto interessante questa trilogia, me lo segno! Mi attira moltissimo.

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    1. E' vero, molto intrigante come romanzo, devo per forza andarmi a leggere la continua ^-^

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  2. che bello *O* sembra proprio uno di quei distopici che mi possa piacere :3
    sisisi, me lo segno anche io <3

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  3. mmmm, interessante! finisce dritto in wishlist :)

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    1. ^.^ è sempre bello aggiungere libri alla wish list!!

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Mi attira tantissimo, devo assolutamente leggerla!

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    1. Poi fammi sapere se ti è piaciuto o no ^.^

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  6. Mi ha sempre attirato, peccato che scambiato da anobii non sia mai arrivato u.u Non so se dare colpa alla posta nel periodo Natalizio o all'utente... vabbè

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    1. Oh che peccato :( io non ho mai fatto scambi proprio per paura che i libri non arrivino o non partino proprio :/ meno male che la mio biblioteca è super fornita, altrimenti non avrei nulla da leggere, perchè i soldini sono sempre pochi e non basterebbero per comprare tutti i libri che vorrei leggere ^.^

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  7. Letta tutta la trilogia, me ne sono innamorato... Non vedo l'ora che escano le traduzioni delle altre opere di howey

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