martedì 27 maggio 2014

Recensione: Colpa delle stelle - John Green

Colpa delle stelle
di John Green
Rizzoli 
Anno 2012 
Pagine 347
Isbn: 97888060578 

Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato.
Una piccola premessa: non sono una che piange facilmente, e raramente, per non dire quasi mai, mi è capitato di piangere leggendo un libro o guardando un film. Mi emoziono e provo empatia per le tribolazioni o le gioie dei personaggi scritti sulla carta, ma le lacrime non mi scendono. Detto questo, non prendetemi per un robot insensibile e freddo, certo che so piangere, sono un essere umano dotato di sensibilità, ma piango solo quando sono troppo arrabbiata o troppo triste.
Prima di leggere Colpa delle stelle ho sentito tante opinioni in merito, e in molti consigliavano di avere i fazzoletti vicino durante la lettura, e infatti anche mia sorella ha pianto grosse lacrime alla fine del libro. Io mi conosco e sapevo che non avrei versato lacrime, ma questo non vuol dire che il libro non mi sia piaciuto. Anzi, mi è piaciuto e mi ha colpito tantissimo. 
Questo romanzo non è solo una storia d’amore, e di certo non è solo un libro sul cancro: Colpa delle stelle è una riflessione sulla vita e sulla morte, sul dolore e la sofferenza, sull'amore, sulla famiglia, sulle delusioni e le gioie della vita vista con gli occhi di una giovane ragazza che condivide il suo corpo con il tumore.

Hazel Grace, la voce narrante, infatti è una sedicenne malata di cancro alla tiroide con delle metastasi ai polmoni. Anche dopo varie operazioni e chemioterapia, è solo grazie a una cura basata su un farmaco sperimentale che Hazel è viva per miracolo, ma i suoi polmoni continuano a non stare affatto bene e non la lasciano libera di respirare, e vivere, come vorrebbe. 
Essere vivi per miracolo però non significa automaticamente stare bene, così Hazel, che secondo sua mamma è depressa, frequenta un gruppo di supporto con altri adolescenti malati di cancro. Qui incontra Augustus Waters, un ex malato che è riuscito a sconfiggere l’osteosarcoma, perdendo però una gamba. 
Non serve dire nient’altro, i due cominciano a frequentarsi, diventano amici e poi si innamorano. A fare da collante per la loro relazione ci sono i libri, in particolare il romanzo preferito di Hazel, Un’imperiale afflizione, di cui l’autore, che si aggira tra quella che sembra pazzia e riflessioni filosofiche e metafisiche, sarà parte integrante della loro storia. Inoltre è soprattutto la malattia a intrecciare e poi separare le vite di Hazel e Augustus.

Hazel è una ragazza molto intelligente, che vive la sua vita tra pensieri filosofici profondi e ironia e battute pungenti, alterna comportamenti tipici di una adolescente a una maturità sorprendente per la sua età. La osserviamo mentre percepisce la differenza tra le sue priorità e quella delle sue amiche, i diversi modi di rapportarsi alla sua malattia dei membri della sua famiglia, con suo padre che non si vergogna mai di piangere e sua madre che la sostiene e la spinge a vivere la sua vita. Odia l’ipocrisia della gente che partecipa alla vita di un malato solo quando la morte lo ha già portato via, e combatte costantemente la sua continua preoccupazione per il futuro, si sforza di vivere la vita giorno per giorno e affronta gli ostacoli man mano che le intralciano il cammino. E poi c'è la sua paura più grande, quella che non la abbandona mai, di ferire le persone che ama con la sua morte.
Augustus invece è un sognatore, coraggioso e sfrontato che vuole dare in qualche modo un senso alla sua vita. Non vuole solo essere un malato di cancro, vuole lasciare il suo segno nel mondo, far si che ci si ricordi di lui dopo la morte, che arriva per tutti prima o poi. E ci riesce per e grazie a Hazel, in qualche modo.


Con Hazel le cose stanno così: quasi tutti sono ossessionati dal pensiero di lasciare un segno nel mondo. Di tramandare qualcosa. Di sopravvivere alla morte. Tutti vogliamo essere ricordati. Anch’io. Questo è ciò che più mi disturba, essere un’altra immemorata vittima dell’antica e ingloriosa guerra contro la malattia. Io voglio lasciare un segno.

Entrambi rifuggono dalla concezione tutta sbagliata dell’immaginario collettivo del malato di cancro che combatte con forza e coraggio il male che attanaglia il loro corpo. Non ci sono vinti e vincitori nella lotta per la vita, i momenti di debolezza e sconforto li hanno tutti ma nessuno ne parla mai. La vita è difficile, il mondo non è un ufficio esaudimento desideri, e le cose, per quanto uno combatta, alla fine vanno come devono andare, anche se non è quello che si vuole.
E poi Hazel e Augustus sono due adolescenti con il cancro che hanno vissuto una storia d’amore intensa e vera come poche. Una cosa che fa riflettere: se sapessimo di avere il nostro tempo limitato in questa vita, cosa faremmo, come vivremmo, quali scelte e strade prenderemmo se non avessimo paura del futuro?


Ma Gus, amore mio, non riesco a dirti quanto io ti sono grata per il nostro piccolo infinito. Non lo cambierei per niente al mondo. Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito, e di questo ti sono grata. 

Il finale mi ha lasciato a bocca aperta. Mi sono letteralmente sentita come Hazel quando scopre che Un’imperiale afflizione non ha una fine precisa e lascia tutte le questioni irrisolte, probabilmente perché Anna, la protagonista del romanzo, anche lei ammalata, è morta.

John Green mi ha convinto come scrittore, esprime concetti profondi con cui tutti, almeno una volta, abbiamo fatto i conti, senza però essere pesante o incomprensibile. Consiglio a tutti di leggere questa storia, bellissima e intensa, che porta i lettori a riflettere sul bello e il brutto del dono della vita.


Su questo libro è basato il film omonimo diretto da Josh Boone con protagonisti Shailene Woodley e Ansel Elgort.
Il film, di cui potete vedere il trailer qui, uscirà nelle sale americane il 6 giugno, mentre in Italia è previsto per settembre. Sono molto curiosa di vederlo, spero che non lo abbiano ridotto a una semplice storia d’amore adolescenziale, perché, anche se il romanzo si basa su quello, c’è molto altro da raccontare, un sotto testo davvero importante che mi dispiacerebbe andasse perduto nella trasposizione. Staremo a vedere ma per ora, se non lo avete fatto, andatevi a leggere Colpa delle stelle.
Quattro stelle

14 commenti:

  1. Che bella recensione per un bellissimo libro!!
    è uno dei miei preferiti, non sono riuscita a non comprare la copia cartacea anche se ce l'avevo già in ebook..
    quasi quasi me lo rileggo...

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    1. Si, davvero bello..sicuramente me lo rileggerò anch'io, almeno un paio di volte :) sono contenta che ti sia piaciuta la recensione ^-^

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  2. Voglio leggerlo tantissimo, non vedo l'ora di procurarmelo!

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    1. Leggilo al più presto Ile, poi fammi sapere se ti è piaciuto o meno sono curiosa ^-^

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  3. La tua recensione è bellissima. Non volevo leggere questo libro perché temi del genere mi fanno sempre stare malissimo, però sto aspettando l'uscita del film per farlo. Devo farmi forza lo so, ma sono troppo curiosa *___*

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    1. Ti ringrazio, sono contenta che ti sia piaciuta la recensione :3 io l'ho letto proprio perchè non volevo vedere prima il film delle lettura...forza e coraggio, leggilo leggilo, merita tantissimo ;D

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  4. Davvero una bella recensione! ^o^ Per il fatto delle lacrime io non ti considero un robot...sai io sono emotiva eppure non ho pianto molto mentre una mia amica ha pianto per tutta la durata degli ultimi capitoli! XD

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    1. Ahahah, no è che avevo paura che se non avessi pianto, automaticamente il libro non mi sarebbe piaciuto >-< pure mia sorella alla fine era in lacrime ^.^
      Grazie milleee sono contenta che ti sia piaciuta la review ^o^

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  5. L'ho letto anche io: e io sono un caso perso in pianti nei libri, ho finito un pacchetto intero di fazzolettini. (non sto scherzando purtroppo, ho letto metà libro piangendo, e nemmeno sono in periodo "pianti isterici ormonali!" XDD). Concordo su tutte le parole che hai detto: anche a me è piaciuto moltissimo come scrittore, assolutamente promosso. Tant'è che ho letto anche cercando Alaska, e nonostante questo mi sia sembrato un pochino più serio e grave come tematiche, l'altro mi è piaciuto leggermente di più. Colpa delle stelle comunque fa riflettere tantissimo, ci sono state frasi veramente profonde. Mi è anche piaciuta molto la riflessione sulla gente che scopre di voler bene a una persona solo dopo che è morta, cosa secondo me vera in alcuni casi e che spesso accade. Leggiti cercando Alaska se non l'hai già fatto *-*
    Metterò presto anche io la recensione di Colpa delle Stelle :3 Attendo con ansia il film! Anche se sto pensando che aspettare fino a settembre sarà angosciante, me lo guardo in inglese direttamente :P

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    1. Ciao Eli :3 Cercando Alaska sono intenzionata a leggerlo (anche se non so quando visto che la fila si allunga sempre di più >-<). Guarda, lo scoprire di voler bene a una persona solo dopo la sua morte è una delle ipocrisie che più mi danno fastidio! Se non ci siamo frequentati in vita, di certo non lo faremo ora che non ci sei più!!!
      Maaa, poi fammi sapere poi com'è il film, sono troppo curiosa e spero solo non lo riducano a storia d'amore tra adolescenti, perchè nel libro c'è molto di più. Io invece credo che dovrò aspettare settembre per vederlo :C

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  6. Nemmeno io piango facilmente leggendo, al massimo una lacrimuccia quando è morta Rue c'è stata ma nulla di più. Comunque mi aggiungo alla lista di chi promuove John Green, e pensare che ho voluto aspettare così tanto per leggerlo!

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    1. Ecco, meno male che c'è qualcuno come me ^-^
      Anche io ho aspettato a leggere qualcosa di Green, in particolare questo romanzo, perchè ero convinta (sbagliandomi), che appartenesse al genere young adult tutto adolescenti e gioia del primo amore un pochino stucchevole che sinceramente, con alcune eccezioni, non mi piace in modo particolare :/ Meno male che mi sono ricreduta ;D

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    2. Ecco, meno male che c'è qualcuno come me ^-^
      Anche io ho aspettato a leggere qualcosa di Green, in particolare questo romanzo, perchè ero convinta (sbagliandomi), che appartenesse al genere young adult tutto adolescenti e gioia del primo amore un pochino stucchevole che sinceramente, con alcune eccezioni, non mi piace in modo particolare :/ Meno male che mi sono ricreduta ;D

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  7. Bella recensione, anch'io ho apprezzato questo romanzo!

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